Natale. Arriva. Quando. Lo. Dico. Io.

Così oggi ho comprato il regalo di Natale per mio figlio. In pratica, immagina una poltrona gonfiabile, aggiungi la spalliera, aggiungi porta canne, aggiungi pinne incorporate. Immagina, puoi. Un gommoncino. Attuale, direi. Facciamo il punto di tutto quello che è’ successo quest’estate. Prima di tutto, che in casa e’ arrivata una barca, Itaca. Avere una barca a motore e’ una di quelle cose che uno dovrebbe scoprire presto, tanto e’ il gusto di navigare al largo. Dopo Itaca e’ stata la volta della linfa di betulla in cui ripongo a tutt’oggi grosse aspettative miracolose. Una delle cose più belle che mi sono successe negli ultimi anni, a parte sentire cambiare la voce di mio figlio e innamorarmi perdutamente, e’ scrivere per un giornale vero, umbriadomani. E incontrare una caporedattrice che è una furia umana e professionale. Una persona speciale. Tutto é iniziato a luglio ed il mio primo pezzo e’ stata una lite a Tuoro sul Trasimeno durante la quale uno ha staccato a morsi il naso di un bagnante. Grossa inchiesta!

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Pietro

Tre sono le cose che contano in questo particolare momento.

Innanzitutto, sono diventata zia. Non di un bambino qualunque, ma un bambino profumato di amore. Si chiama Pietro, e’ nato quasi il tredici di maggio e sorride con gli occhi e con le manine. Bello diventare zia, e’ come se avessi una seconda possibilità di fare del bene, e del meglio, a tua sorella.

Poi Giulio, che sta attraversando il level 1 dell’adolescenza. Ha tutte le vite in tasca, e’ disinvolto mai audace super bello. Bello di luce. Mi ricordavo l’età di mezzo come sgraziata, né carne né pesce. Lui no, e’ solo gioia. Tra l’altro ha dei capelli leonini che tutti gli invidiano, benvenuto nel club.

Terzo, ho sostenuto gli esami di maturità. Ho deciso di diplomarmi nuovamente il 15 febbraio. Quattro mesi per fare cinque anni. Ad un certo punto mi sono dimenticata il vero motivo per cui ho intrapreso questa pazzia ed ora, eccomi qua. Ho fatto il tema su Calvino, lassù qualcuno mi ama, prendendo un fiero 15/15. Poi ho fatto il bilancio con i dati a scelta e il commento agli indici, riportando a casa 13/15. Infine, un bel 10/15 a matematica, rubato. Poi ho discusso la tesina dal titolo “dalla fragilità umana alla sicurezza sociale costituzionalmente garantita”.  Adesso attendo i quadri.

Manca solo una cosa nella mia vita, il giro da 60.

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La maledizione del gruppo

Quattro regole d’oro per una mamma il cui figlio ha fondato insieme ad un tastierista e ad un chitarrista un gruppo che si chiama “piranha assassini”.

1. Mantenere la calma se, durante il viaggio di andata, il sospetto che uno degli altri due non ha preparato un pezzo comincia ad aleggiare nell’abitacolo.

2. Mantenere la calma se il tipo davanti con una megane blu va troppo lento e sta cercando di rubare minuti preziosi alle prove.

3. Mantenere la calma quando a bruciapelo ti viene chiesto se per caso la custodia del crash non sfregherá mica quella del violoncello.

4. Mantenere la calma se ti si rimprovera che lo stereo della lancia y non valorizza l’inizio di thunderstruck.

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Quale allegria

Va beh, trovo che il testo di questa canzone sia meraviglioso. La storia della pacca sulle spalle e via, è uno di quei racconti che tutti noi abbiamo scritto e, a distanza di tempo, ci è parso quasi una liberazione. Una giornata di sole, tipo. Passi e incontri qualcuno che, seppur per un tempo breve, è stato qualcosa di veramente importante nella tua vita, che hai perduto per innumerevoli motivi e colpe e che lo incontri e toh, una pacca sulla spalla e via. E’ la cosa migliore che possa accaderti: quegli sguardi minacciosi, finti indifferenti, quell’andatura a metà tra oh cazzo e spostati che devo passare è la testimonianza becera della miseria che si è.

Con il tempo ho capito di amare perdutamente le buone maniere, la a con l’acca quando serve, i sorrisi mai sguaiati, quella cordialità che ti aspetti dal vicino di casa di Notting Hill, quel buongiorno a lei detto pure dal tuo quasi coetaneo. Non che mi piaccia particolarmente il bon ton, non è una questione di educazione borghese (ammesso che ci sia niente di male nell’avere un’educazione borghese e tanto più che lavori alla asl) quanto piuttosto di essere scesa a patti con la oramai certezza matematica che nulla dura per sempre.

Non l’amicizia, non l’amore, non la tua bellezza. E quando scendi a patti con il fatto che invisibili moti perpetui spostano ogni giorno di pochi centimetri il baricentro dei tuoi rapporti, accetterai del tutto naturalmente che può succedere di trovare lui a due isolati da casa tua, lei nel primo comune limitrofo e il culo proiettato verso terra. Tutto si smuove. E a volte svanisce. Grazie a dio, poiché per ogni perdita indesiderata, ce ne sono almeno tre sulla cui sparizione avevi inconsciamente scommesso e sperato.

Sto per gettarmi un secchio di acqua gelata.
Mi tocca la nomination:
Nicola C., perché con tutto quello che per colpa mia gli tocca di sopportare, sarà una passeggiata
Carolina C., perché a ferragosto era in ferie e non le ho potuto fare l’ormai consueto gavettone al Poggio
Giulio R., perché la solidarietà si impara mentre generoso lo è già.

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luglio per sempre

Da un po’ di anni a questa parte, luglio è per sempre. Nel consigliarmi questo libro, mia sorella non avrebbe mai immaginato quanto quella copertina rosa fucsia sarebbe diventata compagna di estati. Una lettura incompiuta, a distanza di anni.

Questa cosa non mi capita mai. I libri io, o li divoro o li abbandono.

Quando i libri che mi regalano, passano dal comodino alla libreria, vuol dire che le persone che me li hanno donati, quelle che li hanno ispirati, quelle che mi hanno fatto credere che ci fosse qualcosa di autobiografico nel titolo, sono passati. Come l’autunno.

Ogni storia di amore e di amicizia che finisce, trova il suo posto sullo scaffale, ordinato per cognome.
A parte Gabriel Garcia Marquez e John Fante. Ovviamente.

Bentornato Luglio per sempre.
Spero di finirti, una volta per tutte.

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About London

La settimana che fu, sono stata a Londra. I miei ricordi di Londra, ai tempi del liceo, erano piuttosto disarticolati e me la ricordavo simile a tanti posti che ho visitato e mai più ritrovato. Questa volta, invece, l’ho trovata bellissima. Grigia, cupa, capace di sprazzi di sole commuovente e quel verde prato smeraldo che pare sparato da una Canon.

Portobello Road mi ha entusiasmata sul serio. Pure Little Venice. Pure il Tower Bridge, la cui riproduzione della Lego campeggia sulla scrivania dalla quale vi sto scrivendo. Pure tutta quella grassità femminile sparsa ovunque. E i deodoranti degli uomini, tutti uguali, presumibilmente un evergreen di Hugo Boss con vetiver a profusione.

Di Londra mi è piaciuta la vicinanza, scendere a Sant’Egidio, pensare che in due ore sei li e quindi non vivere ogni giorno come qualcosa di irripetibile. Le cose belle sono sempre quelle più vicine. Al mio ritorno, la pioggia di Perugia mi è parsa più bagnata ma meno violenta e le monete straniere hanno fatto si che riconoscessi nello sguardo impreparato di Giulio il mio stesso il giorno dell’avvento dell’euro.

Ma se proprio devo scegliere la cosa che più ho amato dei quattro giorni londinesi è la luce dalle finestre delle case degli altri. Passeggiare per Nothing Hill e avere la sensazione di attraversare il corridoio che dalla cucina porta alla sala.

Dedico questo post a mio figlio Giulio, formidabile compagno di viaggio. Anche di questo.

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“prima vera” notizia dell’anno

Tra tutti i giocatori dell’ormai celebre SIR SAFETY io preferisco l’allenatore.

Alla mia età non sta affatto bene sbavare dietro fisici aitanti. Io sto sbavando dietro l’eleganza di un paio di pantaloni con le pens su un allacciato imperiale lucido. E soprattutto dietro quella posizione che assume quando chiama a raccolta i suoi e li incita a bordo campo.

Me lo immagino che ad esempio che torni a casa con quel pantalone e quella camicia bianca, sgualcita solo quel poco che basta, e mi dica: amore, mi vado a mettere la tuta oppure pensavi di uscire per cena? E mi immagino rispondergli: no amore c’è la prova costume e ho preparato l’insalata. E lui che replica, barbara ma sei perfetta così, forse anche troppo magra.

E vissero tutti felici e contenti.

 

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