è proprio come la volevi tu o ti aspettavi di più?

Questo tempo verrà ricordato per il livello dell’acqua del Lago Trasimeno che è tornato agli antichi splendori, toccando punte di bellezza oramai insperate. L’ultima volta che feci il bagno al Lago Trasimeno, al largo, con il gommone, era il 1993 e andai con Martina, Gabriele e Gaetano. Mi ricordo benissimo perché fui molto felice, felice sul serio. E la felicità, a differenza della sofferenza, non si dimentica mai. 

Domenica sono andata a fare una passeggiata lungolago e, a distanza di venti anni, lo ho trovato meraviglioso. Io spero che mio figlio si ricordi il Lago come domenica, che non lo debba mai ricordare grigio e misero. Ma che sia fiero di vivere in un posto con le reti dei pescatori appese e le barche spolverate.

L’inverno oramai è finito e conclude in bellezza con un bel matrimonio a cui io non sono solo invitata, ma addirittura ho il privilegio di fare nientepopodimeno che da testimone. La testimone della sposa. Non vi dico che vestito indosserò perché è un segreto che ho confessato a tutti quelli che conosco e per cui mi riservo il garbo almeno qui (comunque un paio di pantaloni da favola bianchi e neri ve li anticipo, dovreste rimanerci male).

Giulio, Giulio mio figlio, è andato a sciare e si è rotto il malleolo. Ha portato il gesso per diversi giorni e i suoi amici glielo hanno scritto tutto. Tra tutti i messaggi, mi ha colpito uno di una tipa che che si chiama Greta che ha conosciuto all’open day della scuola media San Paolo che recita: daje Giù, che l’anno prossimo ti faccio la ciampichetta, sei troppo fico col gesso 😉

Tornando al titolo, tutti ce lo chiediamo. Io non troppo spesso e di solito quasi mi accontento di un si strappato, come il sei a matematica col binomio di un trinomio. Peggio non venisse. Nella vita io volevo leggere, sempre. Non nel tempo libero. Leggere sempre come fosse un lavoro vero. Alzarmi, custodirmi, andare nello studio, chiudere la porta e leggere seduta alla scrivania composta fino alle sei di sera. Non stravaccata sul divano o appennicata a letto aspettando che finisca un qualche assurdo documentario di d-max, non d’estate sotto il sole con le mani unte di olio al cocco. Leggere seriamente, con metodo, non come inframezzo. Andare in libreria, comprare un libro come si compra un etto di prosciutto cotto che puoi consumare massimo in un paio di giorni e poi tornarci e sceglierne un altro. Un lavoro che fai per sopravvivere.

Faccio l’impiegata in un ufficio pubblico, felicemente precaria e da qualche mese con le chiavi del parcheggio privato della palazzina che mi rende una dottoressa vera del secondo piano di un ufficio che ha gerarchie perfino per accendere la fotocopiatrice. Credo che quando si dice che il pubblico impiego è una casta ci si riferisce al fatto che così come gli intoccabili, se nasci videoterminalista muori videoterminalista, se nasci dottoressa, muori con la chiave del parcheggio.

Poi per esempio, non volevo innamorarmi oltre un certo punto. Furba eh? Insomma non perdutamente che ad esempio lo guardi e dici porca zozza chi sono dove sono. Innamorarmi si, ma con moderazione. Ero, ad esempio, propensa ad un grande botto iniziale e poi va beh, non tante contaminazioni, questo è il mio spazio, quello è il tuo, buonanotte ciao ciao ciao. Non perché non mi piaccia l’amore, mi sta simpatico, credo che abbia il suo perché, ma è troppo lavoro. E avevo deciso di essere svogliata. Poi ho mangiato una piadina da Ferretti e son diventata rossa. 

 

 

 

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2 risposte a è proprio come la volevi tu o ti aspettavi di più?

  1. Nicola ha detto:

    Pupilla

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