Quale allegria

Va beh, trovo che il testo di questa canzone sia meraviglioso. La storia della pacca sulle spalle e via, è uno di quei racconti che tutti noi abbiamo scritto e, a distanza di tempo, ci è parso quasi una liberazione. Una giornata di sole, tipo. Passi e incontri qualcuno che, seppur per un tempo breve, è stato qualcosa di veramente importante nella tua vita, che hai perduto per innumerevoli motivi e colpe e che lo incontri e toh, una pacca sulla spalla e via. E’ la cosa migliore che possa accaderti: quegli sguardi minacciosi, finti indifferenti, quell’andatura a metà tra oh cazzo e spostati che devo passare è la testimonianza becera della miseria che si è.

Con il tempo ho capito di amare perdutamente le buone maniere, la a con l’acca quando serve, i sorrisi mai sguaiati, quella cordialità che ti aspetti dal vicino di casa di Notting Hill, quel buongiorno a lei detto pure dal tuo quasi coetaneo. Non che mi piaccia particolarmente il bon ton, non è una questione di educazione borghese (ammesso che ci sia niente di male nell’avere un’educazione borghese e tanto più che lavori alla asl) quanto piuttosto di essere scesa a patti con la oramai certezza matematica che nulla dura per sempre.

Non l’amicizia, non l’amore, non la tua bellezza. E quando scendi a patti con il fatto che invisibili moti perpetui spostano ogni giorno di pochi centimetri il baricentro dei tuoi rapporti, accetterai del tutto naturalmente che può succedere di trovare lui a due isolati da casa tua, lei nel primo comune limitrofo e il culo proiettato verso terra. Tutto si smuove. E a volte svanisce. Grazie a dio, poiché per ogni perdita indesiderata, ce ne sono almeno tre sulla cui sparizione avevi inconsciamente scommesso e sperato.

Sto per gettarmi un secchio di acqua gelata.
Mi tocca la nomination:
Nicola C., perché con tutto quello che per colpa mia gli tocca di sopportare, sarà una passeggiata
Carolina C., perché a ferragosto era in ferie e non le ho potuto fare l’ormai consueto gavettone al Poggio
Giulio R., perché la solidarietà si impara mentre generoso lo è già.

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Una risposta a Quale allegria

  1. Nicola ha detto:

    ricordati che le cose fatte con il cuore non sono mai un sacrificio, bensì una felicità!

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