About London

La settimana che fu, sono stata a Londra. I miei ricordi di Londra, ai tempi del liceo, erano piuttosto disarticolati e me la ricordavo simile a tanti posti che ho visitato e mai più ritrovato. Questa volta, invece, l’ho trovata bellissima. Grigia, cupa, capace di sprazzi di sole commuovente e quel verde prato smeraldo che pare sparato da una Canon.

Portobello Road mi ha entusiasmata sul serio. Pure Little Venice. Pure il Tower Bridge, la cui riproduzione della Lego campeggia sulla scrivania dalla quale vi sto scrivendo. Pure tutta quella grassità femminile sparsa ovunque. E i deodoranti degli uomini, tutti uguali, presumibilmente un evergreen di Hugo Boss con vetiver a profusione.

Di Londra mi è piaciuta la vicinanza, scendere a Sant’Egidio, pensare che in due ore sei li e quindi non vivere ogni giorno come qualcosa di irripetibile. Le cose belle sono sempre quelle più vicine. Al mio ritorno, la pioggia di Perugia mi è parsa più bagnata ma meno violenta e le monete straniere hanno fatto si che riconoscessi nello sguardo impreparato di Giulio il mio stesso il giorno dell’avvento dell’euro.

Ma se proprio devo scegliere la cosa che più ho amato dei quattro giorni londinesi è la luce dalle finestre delle case degli altri. Passeggiare per Nothing Hill e avere la sensazione di attraversare il corridoio che dalla cucina porta alla sala.

Dedico questo post a mio figlio Giulio, formidabile compagno di viaggio. Anche di questo.

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