#SOLITUDINE

Sono mesi che, sulla scia di un incontro a Napoli per il ritiro del mio primo e (verosimilmente) ultimo premio, sbrigo alcuni esercizi appositamente creati ad hoc per me dal mio maestro. A volte sono difficili, e mi invento di non averli ricevuti. A volte sono peggio di una seduta di psicoterapia, e mi invento di non aver capito cosa mi si chiedeva. A volte il compito passa per leggere il compito di qualcun altro ed è l’esercizio che più mi piace. Un po’ come gli affondi con i manubri, quando andavo in palestra. La palestra di Fabian. Ci sono delle cose delle quali amo parlare ma non scrivere, come ad esempio della solitudine. Svolgere un piccolo trattato sulla solitudine è un compito che svolgo controvoglia e per il quale mi sono preparata con due pacchetti di ringo affogati sul latte freddo di frigo. 

Non credo di sapere cosa sia la solitudine in verità. Di non saperlo fino in fondo. Perchè chechesenedica, nella vita comoda e ovattata del mio tempo, non ho mai mai mai vissuto sul serio quello sconforto profondo dato dall’abbandono totale del resto del mondo umano e non. Dire che sono o sono stata in solitudine, nella condizione di donna occidentale perfettamente integrata nella mediocrità di questo tempo, è un po’ come sostenere, con convinzione, di aver visto un bel mare a Senigallia.

La solitudine io ma la immagino un deserto geografico, aridi cactus radi. Perchè se è vero che gli uomini, con i loro egoismi e le loro ambizioni, tendono ad essere essere profondamente infedeli e ad abbandonarti (sul più bello e sul più brutto), tante sono le cose restano. Il clima, la dolcezza delle colline, il lago al tramonto, una bella canzone, un libro a caso dello scaffale, Allure di Chanel che buca Corso Vannucci, le piante che si struggono e perdono foglie, le scale mobili che si divorano. La solitudine me la immagino una lotta per la sopravvivenza, con i missili là fuori pronti a radere al suolo te e le tue presentipassatefuture generazioni.

Tutto il resto è solo delusione. Perchè poche pochissime cose durano per sempre. E il tuo saliscendi tra il primo e l’ultimo posto della graduatoria affettiva del tuo cavallo vincente, non spegne e non accende la tua percezione della solitudine. La solitudine non è il rammarico per essere solo, ma uno struggente dolore che se sei qui non hai mai masticato.  

 

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