Streets of Philadelphia

A volte ti sembra che la superstrada sia una sorta di rampa di lancio, specie a mezzanotte. Specie a mezzanotte di una notte di estate. Specie a mezzanotte di una notte d’estate a Todi. La velocità con la quale percorri la linea tratteggiata bianca a duecento e passa km all’ora è il rapporto tra quello che sta per finire e il letto di casa tua, ancora sotterrato dai venti vestiti che ti sei provata per questa serata. Potevi scegliere l’altamoda di casa cesaretti e invece eccoti qui con un vestito di H&M da trentacinque euro. Verde acqua, della cazzuta collezione primavera-estate 2012. Avete mai viaggiato su di una Golf. A duecento e passa? Lei non si muove e non fa un frizzo. Nemmeno respira. La radio con le luci blu sembra la criniera del cavallo che lui ha sellato per portarti a cena fuori. Tu di fianco, lo guardi immobile. E Streets of Philadelphia sputata fuori come il più ruffiano dei pezzi di quel genio di Bruce Springsteen dirotta i pensieri in un giorno che non c’è. La nuova frangia solletica i miei occhi impastati di un sofisticato vino bianco che ha lasciato che finissi. L’allibratore scommette tutto il mio regno che inizierà a frenare tra dieci secondi e stringerà la presa delle mani posizionate alle dieci e venti. Dammi anche i tuoi coralli finti Lopez, rien ne va plus.

Non so esattamente chi mi sta leggendo in questo momento. A scanso di equivoci ho una parola per ognuno di voi:

L’inferno non è a Empoli, ma in ogni posto dove non ci sei tu. Scrivilo sui muri.

Il cuore con la forchetta infilata era il regalo più bello che ti potessi fare, ad aprile dell’anno scorso. Non dimenticherò mail il tuo sorriso, il thè con i pasticcini e soprattutto le saponette profumate di Budapest, che ancora odorano le magliette diventate tutte rosa per la lavatrice sbagliata. Ti penso, anche se non ti vedo più.

Il vestito verde è uguale al tuo rosa. 

Ieri sera ho finto di non prendere il magnesio per parlare con te il più possibile. Mi hai fatto passare il sonno e oggi sono morta. Fatti perdonare. 

Le cose belle che ho non le rovino di certo. E con il tempo ho capito come si fa: basta tenerle lontane da te. Evita di scrivere mail, buffone.

Giulio, puoi abbassare il volume di quella sega dei Negrita?

 

 

 

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