In fila indiana

Esteticamente preferisco ordinare i miei capricci uno ad uno e non farli mai viaggiare in coppia. Perchè son belli così, dicotomici e schizzofrenici. Asimmetrici, come un paio di tette ben riuscite. E così ieri sera mentre mi ribaltavo in un letto pieno di libri, con Erri De Luca che premeva sulle costole, Wallace sulle reni e l’ultimo della Mazzantini che toccavo con l’alluce, mi domandavo se mai riuscirò a concertare tutte le mie aspirazioni e a dare un ordine alla montata lattea di propulsioni che mi irrogano di veleno. Dolceamaro veleno. Miele di pomodori verdi.

Parto per chissà dove, stanotte stessa. E il fatto che lui dorma nell’altra stanza, verde piena di Lego, non è un deterrente per non farlo. Parto lo stesso, mi bastano quattro righe ben scritte. La mente centrifuga sogni ed esperienze e li contamina e ne fa brandelli, incapaci di sopportare un altro lavaggio. E quando arrivo alla F, che è ora di alzare il culo e stendere quello che è sopravvissuto, mi ricordo che lui non ha uno stendino e piango per non averglielo procurato. I panni si stendono al sole d’estate, ma al riparo che sennò si ingialliscono. E d’inverno si stendono dentro casa, che sennò l’umidità li tiene troppo mollicci. Come i supplì, cotti e non fritti.

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4 risposte a In fila indiana

  1. paolo.f ha detto:

    WOWOWOWO!
    Grande Lopez!

    Ma tutti questi riferimenti culinari cosa nascondono? Sai che Rumiz sosteneva che dietro ogni piatto c’è un misfatto?

  2. lopezcamilla ha detto:

    Nascondono una fame latente, in verità 😉

    La cotogna di Istanbul è un ottimo romanzo, se non fosse per il giallo sgranato della copertina. Lo devo finire però. La traccia a poesia m’ha scoraggiata a metà del cammino.

  3. Nicoletta ha detto:

    Come i supplì fa tanto ridere!

    Vieni da me il prossimo we?

  4. marco ha detto:

    Fossero tutte come te le donne che fanno della poesia quando stendono i panni…

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