Paese che vai …

Ho amato ogni barista a cui sono stata fedele per mesi, a volte anni. Non importa che sia maschio, femmina, giovane, vecchio, bello, brutto. Me ne innamoro per la discrezione,  la complicità mai ostentata, la serietà, il calore composto, il buongiorno compito. La colazione al bar sono cinque minuti di lusso, un privilegio, un momento di intima beatitudine prima di scendere nell’arena dei leoni.

Ho un amore nuovo di zecca e compatibile con la mia nuova vita: è il bar del paese. Ci vado a piedi appena lascio Giulio a scuola e lo raggiungo con 4 passi. Sta vicino alla maestà della Madonna. Piccolo piccolo, con una scimmia appollaiata su quello che doveva essere un portatelevisore, la ragazza bionda e un ragazzo con l’orecchino che ogni volta che lo vedo penso a Cristian.

Ci si conosce tutti di vista e una volta offro io e una volte offre il mondo. Un giorno scopriranno che sono assai lunatica, o forse lo hanno già capito ma son carini e non dicono niente. Mi son fatta un amico: un settantenne che pare Clint Eastwood, mastica la filosofia tra i denti e commenta le notizie del tg5 con fare genuino e per niente scadente. Mi fa ridere. Oggi m’ha guardata e ha trovato puntuali i miei occhioni bramosi della massima del giorno: “la guerra si fa ‘nco i morti”.

Oggi paga Mr. Conad. Evvai.

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