Luoghi comuni, quisquilie e insostenibile leggerezza del capodanno

Dio che odio.  Parlare male dell’ultimo dell’anno. Sentir parlare male quelle stesse persone che erano animate dall’intento: “l’ultimo dell’anno è un giorno come un altro che me ne frega. Fosse per me starei a casa”.

Evidentemente no,  non ci staresti.  Se ti butti a capofitto in feste pluriaffollate con odori forti come l’arrosto e sudore per balsamo.

Basta. Addirittura ho sentito stilare la classifica: roba da “quest’anno lo mettiamo all’ultimo posto”. Che tristezza.

Ho passato 32 notti di San Silvestro, sola e in compagnia. In bellissima compagnia, in opportuna compagnia, in tandem, multipli di due, in uno e mezzo e perfino in due che sembravamo uno. Ultimi dell’anno iniziati alle cinque e finiti all’alba, altri durati due minuti ovvero il tempo di scegliere un proposito. 

Mai dato un voto. Mai investito grosse aspettative nella notte delle notti se non nel bruciare i foglietti con su scritto le cose da non voler portarmi appresso nel nuovo anno. Meraviglioso.

E’ un pò come scegliere se investire per il vestito di un matrimonio o per un paio di jeans di tutto l’anno. Francamente (delle cerimonie) me ne infischio.

Parliamo d’altro?

Si, dài.

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