Sunday

Giorno di sole. Appunto. Caldo umido capitolino. Zoo. Gita di fine anno.

Ho sbagliato a rispondere all’appello, alzando la mano al secondo cognome. Pessima figura: una donna sulla trentacinquina mi guarda come se le fossi passata davanti alla fila del supermercato e come se volesse, contestualmente, farmi vedere il numerino con scritto il nome. Panico. Chiedo scusa: volevo giustificarmi ma non sapevo come. Ho lasciato perdere passando per svampita.

Alle otto di mattina tutti i bambini, a parte Giulio, avevano già finito una scatola di Ringo, due succhi di frutta e un pezzo di pizza del forno di Sant’Enea, unta che la carta trasudava olio come quella del fritto misto da Faliero. 

La coppia media sulla trentacinquina prevede lui con pancia, vestito finto casual, con mani piccole e tozze, gambe ad x e polpaccio da terzino mancato. Piglio di chi non si rassegna a portare silenziosamente tre marzupi e il fardello di una moglie sfatta, con gonna a balze e sandalo che non ce la fa a contenere i talloni. Battute sarcastiche quà e là, qualche urlo finto isterico al bambino, occhio ai vetri delle fere belve per controllare di straforo la maglietta di ciniglia troppo misera. Troppo.

C’è la bella del paese. L’unica che si può permettere il pantalone attillato di felpa. Perizomata con andamento ginnico. Si alza minimo cinque volta all’ora per andare a prendere nonsoche dalla borsa che ha lasciato in custodia all’autista. Quindi, sinuosa, percorre tutto il bus, improvvisando interesse per le altre femmine e appoggiandosi, con il fianco, ad ogni sedile. Il marito abbinato è uno più alto della media, con la polo con il colletto alzato e il maglioncino sulle spalle: imbalsamato.

C’è l’odontotecnico separato. Capello sciolto a sfiorare le spalle. Tre figli e due cellulari da controllare. Millanta impegni a cui ha rinunciato per vedere una tigre triste e due giraffe. Sbuffa e non vede l’ora di tornare. 

C’è l’idolo della giornata: un sant’uomo  appartenente al comitato di gestione. Una palla di grasso, con gocce di sudore pure sulle ciglia, caricato come un somaro. Uno zaino di quelli scout pieno di acqua e panini. Tracolla per effetti personali. Macchina fotografica al collo. Zainetto della telecamera. Un nec del 1990 che spunta dal pantalone multitasca. La moglie abbinata è una rossa balenotta che zampetta avanti e indietro con il vestito di organza acetata, ripetendo il nome della figlia: Giuditta, con la D pesa.

Mi affianco e gli sorrido. Lui mi guarda e mi confida: “Se chiappo il via comincio a ruzzolà. Me fermo a Fiano Romano”.

 

 

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Una risposta a Sunday

  1. paolo ha detto:

    ah, però…altro che lo zoo di villa Borghese.
    Lo zoo è venuto con te a villa Borghese!

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