Lo sai che i papaveri …

Quando ero piccola d’estate mi trasferivo nella casa di campagna. Lì ho passato dei mesi meravigliosi, con la compagna di giochi più adorabile del mondo. Martina. Che poi da grande ci siamo perse, è un’altra dolorosa storia. Ma veramente me la ricordo come un’amica fantastica, piena di entusiasmo per qualsiasi cosa facessimo. Con lei ho costruito la prima casetta con tanto di pentolini pieni di finocchio triturato ed acqua, condiviso il racconto del primo bacio, preso almeno venti multe con il motorino e scambiata i vestiti. Era mora, tettona e in carne. Io bionda, piatta e tendenzialmente magra. Insomma quella che Simone definirebbe la copia figa di Olivia di Braccio di Ferro: non me la prendo solo perchè sabato ci ha regalato una serata indimenticabile. Dicevo… estate, campagna, passeggiate. Camminavamo su e giù dalla maestà della Madonnina a casa  almeno dieci volte al giorno e lungo la strada c’erano tantissimi papaveri. Il nostro gioco ricorrente era fermarsi, raccogliere le spighe e tirarsele sulla schiena per vedere i fidanzati che avremmo avuto. Dipendeva da quante ne fossero rimaste attaccate alla maglietta. Beffarda verità: il numero di fidanzati che hai o avrai può o potrebbe dipendere da ciò che indossi. Poi ce ne era uno, di giochi, che aveva acquistato la magia di un rito wooddooooooo: prendere a caso un bocciolo chiuso di papavero. Regalarlo all’altra. Questa avrebbe espresso silenziosamente il desiderio e avrebbe detto a gran voce di che colore si immaginava fosse il papavero racchiuso. A quel punto si apriva e se ci si azzeccava era gioia. 

Sfruttare ogni futile occasione  per chiudere gli occhi e scegliere a me fa impazzire. Non è perchè ci credo, ma perchè l’atto di esprimere il desiderio ha un significato profondo. Come a dire: facciamo il punto di quello che realmente voglio tanto da investirci il primo frutto di stagione, l’ultima sigaretta del pacchetto, il bocciolo del papavero, la stella cadente, la trentaduesima candelina. Il desiderio è il tentativo concreto di ridimensionamento delle proprie aspettative, è togliere tutto quello a cui potresti rinunciare tranne che il senso profondo della ricerca. E’ che tra mille cose ne scegli una. Se per più di una volta esprimi lo stesso, vuol dire, verosimilmente, che stai anelando alla stessa cosa per più di un giorno e potrebbe non essere banale.  

Fatto sta che ieri pomeriggio sulla via del ritorno a casa sono andata di amarcord e mi sono accostata sulla banchina di una strada di campagna. Sono stata davanti a un campo di papaveri mezz’ora, ho pensato di fare il gioco, mi sono detta anche no che da sola non c’è gusto, ho pianto che c’era il vento e la pelle mi tirava sugli zigomi, ho sentito il morso della paura perchè domani quando accumulerò fiato per soffiare, il vecchio desiderio non ci sarà più che si è avverato. Ha il sapore delle pere con mascarpone e prosciutto avere tra le mani il desiderio realizzato, un volto ad un nome ma anche un nome ad un volto, è che il grillo che è in me mi solletica ghignando…. e adesso?

Alè, adesso inizia il bello. Faccio il verso alla coscienza, giro i tacchi, brillo il didietro, e ci do sotto. Stupido grillo, bada a cantare che io ho da fare. Eh sì, perchè sono stata talmente fortunata che il mio desiderio non finisce quando si esaudisce. Anzi.

Keywords: volere di prepotenza, weekend, lui, potenza bruta, sempre e solo gioia, il punto cinque ti tocca domani.

 

 

 

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