Non si muore tutte le mattine

E’ un’opera di Capossela. E’ un libro meraviglioso che entra, dopo un iniziale scetticismo, nella mia collezione privata. Uno di quei pochi che, quando li prendi per la seconda volta, non li rileggi. Semplicemente, li assapori come se fosse la prima.

Il suo modo di scrivere è senza dubbio vicinissimo e impercettibilmente distante da quello che vorrei fosse il mio. Nella segreta ricetta, non saprei cosa aggiungere: se però mi si bendasse, mestolo in mano e vapori annebbianti, potrei cominciare l’elenco degli ingredienti che ne fanno una delizia.

Realismo, cruento al punto giusto. La mascolinità dei periodi brevi e frammentati. Il pudore di un nudo appeso alla parete con una tela bianca ad offuscarne l’immediatezza. 

Io son fatta così. Leggo una cosa che mi estrania dal mondo e ringrazio di cuore il fato che, tra gli scaffali della Feltrinelli,  me lo ha fatto prendere in mano.

Era sotto Natale. Quel giorno il nostro incontro non fu la sola gioia. Forse ne è semplicemente voce. Ma scritta.

 

 

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