La pianista sul monte

Le dita lunghe dovevano essere fatte apposta per fare di ogni accordo un battito d’ali. Nessuno doveva vederla dondolare, gli occhi socchiusi sullo spartito, il piede indaffarato. Guardarla no. Era più forte di lei. Sentiva scivolarsi addosso smorfie di gioia e di dolore, il capo chino a beccare la vibrazione e un ritornello da riproporre. Emozioni private, come poche altre.

Aveva sempre voglia di suonare e aveva inteso che se una persona ha un desiderio costante di fare una cosa doveva rassegnarsi a che quella cosa non la identificava, ma le apparteneva. Lei era una di quelle combinazioni di bianco e di nero, era carne viva tra le fessure dei tasti.

To build a home è stata beccata in una notte speciale in cui aveva avuto coraggio di chiedere ed era stata ripagata con qualcosa che andava oltre un si. Una tastiera afona, una casa non sua lasciatagli in custodia, il letto in prestito perchè potesse godere anche al solo odore dell’amore. Silenzio senza solitudine.

E il passaggio dall’ultima battuta al sonno più dolce fu breve come mai era stato.

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