My immortal

Davanti allo specchio troppo piccolo di una cipria troppo rosa, sotto il lucernaio della mansarda, i miei occhi improvvisamente mi sono sembrati troppo grandi per entrare nell’oblò. Ho messo il rimmel immaginando ogni ciglia perversa e incurvata e, a operazione conclusa, ho riso delle sbavature e delle sbaffature. Come quella notte quando mi è stato insegnato che l’imperfezione fa parte del gioco, senza colpe e senza inganni. Ho troncato con un no secco la possibilità di rivolgermi una domanda, e stamattina ancora ci penso a quello che voleva chiedermi. Niente è come te lo immagini: dalle situazioni più difficili nascono emozioni graziose e passioni travolgenti lasciano spesso solo l’ossessione di volerle ritrovare in ogni altro bacio e in ogni postuma carezza. Se tornassi indietro e potessi rilegare tutte le prime pagine che ho buttato solo perchè non erano pure e prive di cancellature, avrei un quaderno alto tre dita. Gli inizi sono sempre difficili, Bambi. Lo erano con le cornicette della nuova maestra della Montessori, con il primo giorno di ogni settembre di ogni smemoranda, con il primo rigo dell’esame all’università che a Economia politica hai preso venti eppure avevi studiato, ti sembrava. Lo è stato con l’ovetto blu dell’ Inglesina su quelle ripide e fredde scale che quando lo hai guardato hai pensato di non avere niente da dirgli. Perchè ci insegnano che chi ben comincia è a metà dell’opera, perchè? Perchè nessuno ci mette in guardia da quanto potrebbe essere bello partire mesti e in prima, sentire l’accellerazione rullare dentro la mente, avere la sana paura della consapevolezza, concedersi con parsimonia così da non sorprendersi per quello che si è riuscito a dare. Perchè sentirsi così male solo perchè la prima pagina ti sembra imperfetta?

My immortal, Evanescence. Perchè la forma conta solo se c’è la sostanza.  

My immortal, Evanescence. Perchè scrivere la seconda pagina è sempre meglio che scrivere la prima. Il polso assestato, morbido, lento. Le idee prendono forma, ponderi la velocità e rompi il fiato.

My immortal, Evanescence. Perchè uno agli inizi si aspetta di sentirsi dire che vorrebbe sia per sempre. E quando se lo sente dire, non ci crede. Allora tanto meglio dirsi che è solo presente e sorprendersi di esserci anche domani.

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