Deggiù, ma soprattutto Deggggggiù

Capita di rubare una manciata di ore a questa vita veloce e allora decidi di invitare a cena, o semplicemente di lasciarti invitare. Capita di presentarti con il primo vestito trovato, scelto a tastoni una mattina in cui tutti ancora dormono e tu sai quanto può essere odioso svegliarsi per la luce gialla di quella lampada. Capita che il tavolo sia per quattro e voi siete solo in due, allora decidi di far restare qualche compagnia immaginaria. Inviti a sedersi ricordi inconfessabili, nemici insidiosi che molto spesso ti hanno dato da piangere. Ma convinci a restare anche immagini sfumate fatte di aneddotti goliardici che il tempo non ha scalfito, semplicemente ricoperto di polvere.

E poi si sa, amo parlare. Senza orologio ed è per questo che non lo porto. E forse non lo porta nemmeno lui. E poi si sa, amo passeggiare per la mia città e per l’azzurro di quella camicia.

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