Archivio per Luglio 2009

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Dio c’è!

Luglio 24, 2009

http://superblog.tgcom.it/wpmu/2009/07/24/il-caso-delluomo-allergico-al-wireless/

Madonna che darei per esserne affetta. La scusa perfetta, incontrovertibile e inappellabile, per restare senza tecnologia.

Spegniiiiii il telefonoooooo, e fai il miracooooolooooooo……

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Esperienze

Luglio 23, 2009

Mi son sempre immaginata l’emozione che palpita nel cuore di chi la musica non si limita ad ascoltarla. Leggende metropolitane di fans che si tatuano frasi, date, iniziali, simboli del proprio dio della musica. Tour che sembrano viaggi della speranza, prati incontaminati in cui essere uno fra i tanti è (finalmente) un lusso, l’attesa, i sentiti dire dell’estrosità di chi lassù canta al cielo guardando in basso. Certo l’ambiente NINE INCH NAILS non potevo immaginarlo. Nel mio mondo, i filantrock erano neri, incazzati, con le frangette storpie tagliate sotto l’attaccatura dei capelli. Secchiate di eyeliner nero. Bof.

Ho trovato sandaletti turchesi su coscette attempate piene di vene varicose, giovanissimi ribelli, capelli rosa, caschetti biondi, acconciature indimenticabili, spille da balia, polsini neri, prendisole a fiori, odori raffinati, occhiaie viola e lati b belli torniti.

E’ stato un bene che lui abbia insistito per portarmi. Si intigna quasi sempre per una buona ragione, quell’uomo.

Trent Reznor mi è apparso in visione. Estatica.  La voce che ti entra tra le costole e per magia ti fa imperlare di brividi ogni centimetro di pelle, la fisicità irruenta trattenuta a stento ma con successo, l’agilità nello sgattaiolare da un tasto ad una corda, un funambolo della musica. La voce pulita in un corpo dall’apparenza sana, perennemente teso e proteso.  Coinvolgente come piace a me, laconico fuori scala senza essere irriverente, opportunatamente immodesto nel presentare la “sua” band, tutto di nero vestito, (naturalmente) puntuale fino all’esasperazione. Il suono, quel suono che spacca anche quando ci pralina un bel lento gonfio di pathos.

Mi fanno notare che aveva finito la voce. Per me era solo finito il tempo. Purtroppo. Ne voglio ancora, non ne ho avuto abbastanza.

 

Grazie Cri. Non lo dimenticherò mai.

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Missione compiuta

Luglio 17, 2009

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No title

Luglio 16, 2009

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Vai bella, vai

Luglio 15, 2009

moka

Grazie per il buongiorno, per i caffè promessi, per quelli consumati, quelli leciti, quelli malsani.

Ti passerò a trovare, di tanto in tanto.

Ciao ciccia.

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No title

Luglio 15, 2009

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Welcome to the real world, Neo

Luglio 13, 2009

Una profezia che si autoadempie è una predizione che, nel venire fatta, fa si che diventi vera.

Le profezie che si autoadempiono sono spesso viste come simili al paradosso della predestinazione, nel quale una persona viaggia indietro nel tempo per prevenire un evento, ma finisce per causarlo. Questi due fenomeni differiscono comunque in un punto chiave. Una profezia che si autoadempie si ha quando una persona con conoscenza di eventi futuri, altera il suo comportamento in un modo che finisce per causare tali eventi. Un paradosso della predestinazione si ha quando una persona con conoscenza di eventi passati torna indietro nel tempo e finisce per causare gli eventi.

Per Profezia che si autoadempie deve intendersi, secondo la definizione del sociologo americano Robert K. Merton, che introdusse il concetto nelle scienze sociali nel 1948, «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità». Merton trasse ispirazione dalla formulazione che un altro celebre sociologo americano William Thomas aveva dato di quello che è passato alla storia come Teorema di Thomas che recita: “Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”.

Ma gli esempi abbondano nella teoria della dissonanza cognitiva e nella correlata teoria dell’autopercezione. Le persone cambiano spesso il loro atteggiamento per allinearsi a ciò che professano pubblicamente.

Altri fenomeni simili oggetto di studio della psicologia comprendono:

Mitologia greca [modifica]

Uno dei primi esempi di profezia che si autoadempie in letteratura è la leggenda greca di Edipo. Avvisato che suo figlio lo avrebbe un giorno ucciso, Laio abbandona il neonato Edipo perché muoia. Ma Edipo viene invece adottato da un’altra famiglia e tenuto all’oscuro delle sue vere origini. Quando cresce, Edipo viene avvisato che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Comunque, ritenendo che i suoi genitori adottivi fossero quelli reali, lascia la sua casa e viaggia attraverso la Grecia, giungendo infine nella città dove vivono i suoi genitori biologici. Qui si trova a lottare con uno sconosciuto e lo uccide, quindi ne sposa la vedova. Sconosciuto a tutti all’epoca, lo straniero era il vero padre di Edipo, e la vedova era sua madre. In definitiva, si può dire che la profezia su Edipo diventa vera a causa dei tentativi fatti da tutti per evitarla.

Lo stesso è vero per la caduta di Troia: abbandonando il figlio Paride (che, secondo una profezia avrebbe causato la caduta di Troia), re Priamo porta infine alla distruzione della città.

  • Nel film Matrix (1999), l’Oracolo fa riflettere il protagonista Neo sulle profezie che si autoadempiono. Al loro primo incontro, gli dice di non preoccuparsi per il vaso: Neo si guarda intorno per capire di cosa sta parlando la donna, e così facendo urta un vaso e lo rompe. L’Oracolo gli chiede di meditare sul punto chiave: se non avesse detto niente, lo avrebbe rotto lo stesso?
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    Domani è un altro giorno

    Luglio 10, 2009

     

    Mamma, ma se un cane sta al guinzaglio, lungo o corto che differenza fa?

     

    Keywords: fantastica mente di bambino, domande imbarazzanti, parallelismi

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    Yes, we camp!

    Luglio 10, 2009
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    Carlà

    Luglio 9, 2009

     

    Da un pò di tempo le canzoni melense mi fanno ridere e quelle rock pensare.

    Ma perchè? Diamine, ne esce sempre una nuova.

    Questa ad esempio mi lascia così, come quando ti raccontano una barzelletta e non ti vien molto da ridere. E non sai se non ridi perchè l’hai già sentita o perchè l’umorismo era troppo facile.