Archivio per Aprile 2009

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Fantastica mente di uomo

Aprile 28, 2009

Antefatto. Quante volte vi sarà capitato di accompagnare controvoglia vostra nonna dal dottore, alla messa, che ne so da un parente la domenica pomeriggio?  E quando gli animi erano mal predisposti, io ne son sicura, vi sarà capitato di rimproverare la matusa per quel braccino ricurvo con il quale tratteneva perennemente, anche per ore, la borsetta. Le avrete senz’altro detto: O nonna, suvvia stendi il braccio! Chi vuoi che te la rubi la borsa? (sottintendendo: la borsa è un cesso, dentro hai diecimila lire, un portafogli comperato dall’africano sotto il sole di Senigallia e un fazzoletto del corredo che non userai mai e che lo tieni solo se devi offrirlo).

Sabato sera decidiamo di fare una vasca in centro. Perugia City. Il genere umano, nella classificazione più elementare, si divideva in due tronconi.

Maschi vestiti da spadaccini. Quei pantaloni stretti, specie all’altezza polpaccio, aderenti, con quella calzata da novello Lancillotto duellante, con un cavallo cadente che, se sei sotto un metro e settanta, sembra che vesti un 12 anni Prenatal. Scarpe da finto ginnasta con lo stinchetto che esce in calza blu. Camicia con bavero alzato, meglio se solo da una parte così da accompagnare lo sguardo trasversale da impegnato tronista. Maglioncino ripiegato, con cognizione, quel tanto, o quel poco, da far intravedere uno stemmino di rito. Appeso a spalle esili e insane.

Femmine tutte college e bon ton. Gonnelle svasate al ginocchio su ballerina colorata. Calza 15 color bronzo e tripudio di pianelle: fiocchetto, fibbiuccia, nastrino. Trench di ordinanza strizzato in vita e immancabile borsa al gomito. Tanto più sei brutta, tanto più devi avere la borsa grossa. A voglia a dire che sei nana e che, da davanti, sembra che giochi a bubusettete con chi ti cammina contro. Nah, col braccino tempro sembri uno scudiero pronta al sacrificio.

Tu credi che questa simil-graziosa ragazza stia facendo una passeggiata con la borsetta? Cazzate. Sta facendo isometria del bicipite.

 

Keywords: l’amore ai tempi del grande, passeggiate, fiuuuuu.

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Sull’amorevolezza

Aprile 24, 2009

A volte mi sento che non c’entro. Io e la mia vita. L’ingombro, l’aria, lo spazio di manovra. E’ vero che sono una macchina qualsiasi e, come tale, entro tra le due strisce blu. Ma mi succede talvolta che mi illuda di fare un parcheggio da manuale ma non mi si apre lo sportello, o mi si piegano gli specchietti. Allora faccio retromarcia e accosto tutta da una parte. Ma a quel punto esco io e non esce chi mi siede accanto. Oppure capita che torno e non trovo le stesse condizioni che ho lasciato. Repentinamente tutto cambia. Uno mi parcheggia al liscio del lecito e io fatico a rientrare. Oppure mi chiude troppo dietro e mi tocca fare mille manovre. Senza servosterzo.

 

A volte guardo chi la macchina la parcheggia a cavallo di una striscia. Occupando due posti. E mi sembra un intollerabile atto di inciviltà. Anche sentimentale, soprattutto emotiva.  

 

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1976 e dintorni

Aprile 20, 2009

La depressione è un atto di presunzione. Di ingordigia. E’ incetta di ego. Nonostante i sintomi farebbero pensare ad una sorta di colica di aggressività verso il mondo,  identificherei molti dei miei coetanei con gli ignavi dell’antinferno. I peggiori. Quelli che “che mai non fur vivi”.

Il non scegliere, ovvero il non abbracciare con degna convinzione una qualsivoglia croce o delizia, dipende dalla deleteria incapacità di ricontrattare la propria posizione. Arroccati nei sogni di gloria di pelli brufolose oppure protesi in un futuro troppo remoto. Come più conviene­.

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Orecchiare, voce del verbo lui crede che non lo senta e invece lo ascolto

Aprile 16, 2009

L’ho sentito dire che il mio amore per le piante è una sorta di spirito materno. Non c’avevo mai pensato. In caso, ho abortito virtualmente almeno trenta volte prima di questo giardino e di questa vita. Forse è così davvero. Sorrido.

Io non lo so dove e perchè nascono le passioni. Ma a me capita che poi per anni non riesca a pensare ad altro e le divoro. In tutte le salse. Le consumo brutalmente per fame, crude. Le scodello ancora non cotte perchè non so aspettare. Le condisco con ragù di pensieri e una spruzzata di feticismo. Poi arriva un punto in cui le preparo ma non le mangio. Allora le contemplo. Non perchè non mi vadano, ma perchè così durano di più.