Archivio per Aprile 2008

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Risposte perfette 10

Aprile 30, 2008

Lieve giramento di lune accompagnato da stizza latente. Il tutto associato a fastidiosa, incipiente e avanzata intolleranza a msn.

Lei: vaffanculo, bip, bip, bip, bip. Se stasera provi a invadere la metà del mio letto …

Lui: fottiti, bip, bip, bip, bip. Stasera ti dormo sopra …

Lei: no, non credo io mi ricopro di spine

Lui: tesoro, dopotutto sei una rosa. E come tutte le rose, sei già ricoperta di spine.

Lei: ok, amore. Ci vediamo a casa dopo allora. Si, nessun problema. Che mi frega venire su alle una di notte e aspettare che torni dalle tue meravigliose prove … ma se vuoi anche passare dai ragazzi, ci vediamo dopo. Non c’è problema, come vuoi.

Ha vinto. Ha vinto. Ha vinto.

 

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Quasi quaranta

Aprile 28, 2008

In effetti mi ci sto inesorabilmente avvicinando.

Il nuovo video dei Tiromancino mi fa ridere a crepapelle. Ma per la festa di compleanno mi cantate tutti insieme “non me ne sento neanche 20/ e ho realizzato che il tempo è maledetto e si diverte a passare/ per vederci cambiare”?

 

 

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Vita da MILF (Grazie Tom per il titolo)

Aprile 23, 2008

Ci sono dei riti che uniscono. La routine non sempre allontana.

C’è il momento del risveglio, con il tintinnio di un ciondolo e la frase in spagnolo. C’è il pigiama, quasi sempre celeste: ci prova ogni sera a chiedermi di andare a letto senza lavarsi i denti. Gli ripeto sempre che no: una volta gli ho detto si e lui mi ha chiesto perchè. C’è l’applauso alla twingo che, di prima mattina, ce la fa a vincere la salita di casa. C’è che si possono mangiare una banana al dì e massimo due fette di melone. C’è che mi viene ogni volta da ridere quando lo sento parlare veloce e dire tevlisore.

Mi domando chi sarà quando sarà grande. Se solleticherà ancora il perchè o se lo eviterà. Se vorrà ancora il bacio della buonanotte continuandolo a cercare in tutte le donne che verranno. O se gli andrà a noia.

 

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(nessuno)

Aprile 15, 2008

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Genova. Torino-Perugia.

Aprile 4, 2008

Quella sera arrivammo che tutto dormiva. La casa polverosa, i divani coperti di lenzuola bianche, nessun fiore dentro il vaso su quel tavolo rotondo. Togliemmo le scarpe, per non far rumore. Aprimmo le persiane blu che davano sul mare e la terrazza,  con le ferrose seggiole capovolte, era invitante come un letto di spine. Il mare davanti a noi parlava con la eco, le mie gambe, gonfie da quindici chili acquistati in otto mesi e due settimane chiedevano tregua e riposo. Era rischioso partire, mi aveva detto mia madre. Non aveva capito che il vero pericolo era stare a casa piuttosto che chissà dove.

E poi non ero chissà dove. Ero con loro due. Ero con loro che, all’occorrenza, di sicuro mi avrebbero tirato su e tenuto la mano. Ero con loro e con tutta quella strada alle spalle. Fatta di gioia, lacrime, scoperte, risate deliranti tra fumo e salsicce.

Eravamo in quattro, sembravamo tre. Ovvero, eravamo cinque e sembravamo in quattro. Da qualche parte lei. C’era l’odore inconfondibile della signora bianca. Ma negli anni della comune l’errore di uno è lo sbaglio dell’altro e ci si crede reciprocamente. Inoltre, non per ultimo, l’avevamo visto con i nostri occhi mentre, con fierezza, la congedava. Vigliacca signora dei miei stivali, che mi hai portato via l’amico, la spensieratezza, la leggerezza.

In un attimo, solo grida. Solo paura. Può una vita che ti pulsa dentro opporsi a te che ti chini per salvarne un’altra? Chi cazzo sei tu per impedirmi di piegarmi a novanta gradi e tirare su lui che muore? 

Vuoi camminare lungo la spiaggia. Veniamo con te. Ti lascerei amore mio, ti lascerei qui e scenderei i settantadue scalini da sola, che laggiù non c’è niente di buono. 

Flash e ancora Flash. Io seduta su uno scoglio senza acqua. Sento il cuore ovunque. I capelli in bocca, spettinati dal vento.

Muoriamo tutti. Vaffanculo. Muoriamo tutti.

Muoriamo tutti. Torna qui. Muoriamo tutti.

Muoriamo tutti. Io vittima e carnefice. Muoriamo tutti.

Chiudo gli occhi, li stringo così forte che il caleidoscopio gira e si tinge di rosso. Le tempie mi schizzano, le mani tremano. Piango che il mio sterno sembra una cassa di risonanza. 

Non lo rividi più per molte settimane, mesi, anni. Non lo cercai, non mi cercò. C’eravamo detti tutto nel silenzio assordante subito dopo quel “andiamo a casa”. 

Tornò. Mi trovò lì. Non chiesi nulla. Godei solamente del ritorno.

Come sempre, come è giusto, come sono.