Mi piace Annie Lennox

3 11 2011

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Mi piacciono i suoi capelli biondi e corti. Li vorrei per me, se non fosse che ho il naso impertinente e un’altezza che qualsiasi cosa io metta, o non metta, mi rende teutonica a prescindere. A volte contemplo i corpi smilzi e piccoli e mi sembrano come l’Italia in miniatura. Tutto a portata di mano, tutto li che non fai fatica a far niente. Io che consumo un casino solo per restare accesa e che non posso ripartire mai in seconda. Manco in discesa. Come quelle piccole macchine nere veloci e grintose che sculano ad ogni curva strizzando l’occhio.





Cambio di stagione

11 10 2011

Non che io voglia vederci della nostalgia decadente in tutto quel che faccio. Fatto sta che riporre nella vaschetta le canottiere e i sandaletti dell’estate appena finita, peraltro repentinamente, mi scatena una colica di immaginazione (dio quanto adoro quest’espressione caposseliana).

Mia nonna mi diceva sempre che se verso la fine agosto rinfresca, l’estate e’ bella che finita. Di solito la parafrasi era più o meno questa: “toh, l’estate e’ finita, fara’ fara’, ma il caldo non torna più”. Carolina ed io ci incazzavamo come le iene, del Poggio ne volevamo ancora.

Se penso che siamo ad ottobre, mi dico che e’ pure ora di tirare fuori il pellicciotto ecologico grigio. Ogni volta che trapasso l’estivo in garage, sento freddo. L’unico modo per salutarlo serenamente e’ sapere che l’ho indossato. Detesto i vestiti inutilizzati. E allora, non per ordine di importanza, vorrei dire grazie a:

La mia maglietta della GAP, che mi fa delle gran tette.

Il vestito nero che mi ha cucito mia sorella, perché al vintage ho trovato un casino di ispirazione emotiva.

Il sandaletto giallo, perché quel pomeriggio in centro con la Raffaella e l’Aida avrei voluto non finisse mai.

La tuta verde del concerto di Tricky.

Il cappello di jeans, la crociera non sarebbe mai stata la stessa senza di lui.

Il costume con le stelle, perché essere wonder woman e’ uno stato della mente.

Il vestito giallo, perché ogni estate fa la sua porca figura.

Un grazie particolare a tutti i vestiti che mi ha regalato, cucito, strappato mia sorella. Questa estate e’ stata soprattutto la nostra estate.





Cerco rucola e lavoro

9 08 2011

Sicchè è uscito un bando di partecipazione per accedere ad “una graduatoria di soggetti interessati all’assunzione di incarichi di rilevazione connessi alle attività del 15 censimento della popolazione e delle abitazioni”.
Mi reco all’ufficio preposto alla raccolta delle domande e mi soffermo, caldamente invitata, a fare quattro chiacchiere con un signore addetto a mettere timbro di ricevuta.
E’ bello essere incoraggiata.

“Vuoi fare il censimento?”
“Mah, proviamo”
“Ce l’hai i titoli?”
“Mh. Giusto una laurea”
“Si. E con una laurea che ci fai?”
“eh, mi sa poco”
“Embè, di qui per questo concorso son venuti alcuni scienziati nucleari”
“Ma dai: E quanti saranno?”
“Almeno cento. E poi tanti altri con patentini informatici. Tu manco il patentino informatico c’hai?”
“eh no”
“Ma quello si piglia. Si compra. Al limite”.





Mai più legare un fiocco a un libro

10 06 2011

Capitare. Quando capitò che mi regalò il libro col fiocco giallo, credetti che fosse per caso e volli vederci un significato profondo e una compassione tra me e la protagonista del libro. Quasi per compiacerlo. A distanza di sei anni credo che quello che ho sempre pensato fosse capitato per caso e per amore, racchiude un significato longevo ed indelebile. Che occupa la maggior parte della ram adibita a ricordidipersonespecialichenonhaimaiavutomaallequaliappartieni. Regalarmi il libro non fu la pazzia di un momento ma una coraggiosa promessa, stranamente mantenuta, di ricordarmi di prenderlo tra le mani tutte le volte che fossi in cerca di ispirazione. Oggi, per esempio.

L’unico modo per scendere a patti con questa nostalgia è lasciarmi convincere a sfilare il fiocco giallo e aprire le pagine a caso. E allora leggere che tutto quello che ero lo sono ancora e che lui ti ha aspettato, paziente e mai stanco. Un pezzo della carta di alluminio, già confezione regalo, sbuca da una delle ultime pagine. Il riflesso ferisce gli occhi come una nota stonata urlata nel timpano.

Leggo. Respiro. Mi tocco. Ci sono. Vivo. Grazie.





Risposte perfette 12

9 03 2011

Il Padella si presenta alla corte breccotavantiana con il miglior sorriso del sabato sera.
Convenevoli.

Mi punta gli occhi e mi sguaina un improbabile bacia mano. L’aria si fa concentrata. Irrompe.

Il Padella: ma ciao, ma io oggi t’ho visto. Eri in macchina
La Lopez: E’ difficile.

Il Padella: ma si, guarda eri tu, so sicuro. Eri tu. In macchina
La Lopez: Mah. Eh. Mah. (come faccio ad uscire da questo tunnel)

Il Padella: allora, allora, allora se non eri tu allora c’hai una SOCERA. Uguale a te.
Lui: Certo che ce l’ha. Sicuro. E’ la mi mamma.

Boinggggggggggggggg.

Grazie Padella. Ogni volta che ti incontro, mi fai ridere un sacco. :)





No title

3 03 2011

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No title

28 02 2011

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Aprendo gli occhi stamattina, ho sperato fosse domenica. Sabato.
Quando ho realizzato che non vi è differenza alcuna tra questo lunedì e quella domenica allora mi son sentita meglio. L’infelicità conforta quanto la felicità ed è solo una questione di abitudine.

Questo tempo passerà e guarirà le ferite di tutti i torti subiti e di tutto quel potenziale schiacciato sotto il peso della miseria. E non ci saranno nè vinti nè vincitori, nè te nè lui, nè caldo nè freddo. Come un tempo, quando smise di piovere e fiorirono margherite bianche sul prato sfigato del mio giardino.





Che si deve rispondere quando ti chiedono cosa fai nella vita?

27 01 2011

Si perchè è una di quelle domande che son come arlecchino che dice la verità burlando. E trovo incredibile che si abbia coraggio di farla così, di primo acchito. Come se per aprire la porta di casa mitragliassi la serratura. Che vuoi che ti dica? La verità non te la posso dire, sarei nuda immediatamente davanti ai tuoi occhi strani(eri).

Pensi davvero che mi metta lì a dirti di quel che faccio dei miei trentacinque anni, del mio umore, del mio amore e delle mie pareti viola? E ammesso che te lo dicessi, che pensi di farne? Non te l’hanno mai insegnato che il ghiaccio si rompe immaginando cosa l’altro sia, ancor prima di saperlo davvero.

Oppure devo credere che la domanda sia solo retorica, che in verità ti interessa sapere ben poco, solo quattro stronzate per sentirti subito amico. In quel caso, meglio chiedere che lavoro fai.

keywords: riflessioni post prandiali, roba da ccciovani, intimità





Libri complici

26 01 2011

“Mia madre sul suo letto di morte mi supplicò di sposarmi da giovane con una donna bianca, di farci insieme almeno tre figli, e fra questi una bambina col suo nome, che era stato quello di sua madre e di sua nonna. Non dimenticai la supplica, ma avevo un’idea così flessibile della gioventù che non mi sembrò mai troppo tardi”

(Memoria delle mie puttane tristi, Gabriel Garcia Marquez)





All I want is you (U2)

13 01 2011

Quando corri con una musica non tua nelle orecchie, non sai mai che aspettarti. Roba da toglierti il fiato e cominciare a camminare a tastoni in mezzo alla campagna, piegata in due, come t’avessero morso la milza. Acciecata così tanto che la macchina che arriva contromano, e ti passa a due metri, ti restituisce la vita. La scossa.

All I want is you è stata la speranzosa alba di un giorno durato anni. Un giorno che ne ha viste così tante che sarei pronta a salutarlo, quasi come una liberazione, se ne intravedessi appena e solo il tramondo.

All I want is you sono i capelli castani di quindici chili fa.

All I want is you è un concerto sotto i fumi della centrale, le chiavi di casa legate ad uno spago, l’elastico tra i capelli, gli occhiali bianchi e la fierezza.

All I want is you è quella clessidra che vorrei tanto girare, se solo la sabbia smettesse di scendere.








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