Non che io voglia vederci della nostalgia decadente in tutto quel che faccio. Fatto sta che riporre nella vaschetta le canottiere e i sandaletti dell’estate appena finita, peraltro repentinamente, mi scatena una colica di immaginazione (dio quanto adoro quest’espressione caposseliana).
Mia nonna mi diceva sempre che se verso la fine agosto rinfresca, l’estate e’ bella che finita. Di solito la parafrasi era più o meno questa: “toh, l’estate e’ finita, fara’ fara’, ma il caldo non torna più”. Carolina ed io ci incazzavamo come le iene, del Poggio ne volevamo ancora.
Se penso che siamo ad ottobre, mi dico che e’ pure ora di tirare fuori il pellicciotto ecologico grigio. Ogni volta che trapasso l’estivo in garage, sento freddo. L’unico modo per salutarlo serenamente e’ sapere che l’ho indossato. Detesto i vestiti inutilizzati. E allora, non per ordine di importanza, vorrei dire grazie a:
La mia maglietta della GAP, che mi fa delle gran tette.
Il vestito nero che mi ha cucito mia sorella, perché al vintage ho trovato un casino di ispirazione emotiva.
Il sandaletto giallo, perché quel pomeriggio in centro con la Raffaella e l’Aida avrei voluto non finisse mai.
La tuta verde del concerto di Tricky.
Il cappello di jeans, la crociera non sarebbe mai stata la stessa senza di lui.
Il costume con le stelle, perché essere wonder woman e’ uno stato della mente.
Il vestito giallo, perché ogni estate fa la sua porca figura.
Un grazie particolare a tutti i vestiti che mi ha regalato, cucito, strappato mia sorella. Questa estate e’ stata soprattutto la nostra estate.
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