Tredici ore di lavoro, un paio di pantofole vinte alla pesca, la tisana camomilla miele e vaniglia pronta sul tavolo, sorrisi di tutto un racconto di bordo, la voglia di scrivere, una gambina che spunta da dietro le sponde del letto dei pirati, il traffico della superstrada, la musica della radio senza pubblicità, le dodici valute di cui non ricordo la formula, una sigaretta fumata con i piedi sul tavolo, il giardino con l’erba tagliata, il letto da disfare, la pace della solitudine, l’odore della pelle, le ultime dieci pagine che non leggo per protesta, l’urlo silenzioso della morte, la vanità, le foto in bianco e nero, i tappeti che sanno di limone, la credenza con i carboidrati, le lampade a forma di gru, la luce dell’africa, le confidenze regalate, l’amaro di quello che non svelerò mai, tutti i suoi sbagli, mio padre, il desiderio, il frastuono dell’assenza, il vestito blu a pois bianchi, il motorino truccato, la collezione di palle, l’ossessione delle gabbie, chiedi alla polvere, le rose del giardino, il rossore di un complimento, l’angoscia del darfur, i mille inizi, il braccialetto fosforescente del concerto, il giorno prima della felicità, la voce della ninfa eco. Ventinove parole.